Se si può, si deve? di Roald Hoffman con Francesca Minutoli, Cinzia Portacci Zadykian, Luigi Guaineri Matilde Facheris, Paolo Romano, Ilaria Pezzera, Miriam Gotti fisarmonica Gino Zambelli chitarra Mauro Occhionero regia Alberto Salvi aiuto regia Chiara Donizelli scene Pietro Bailo luci Lorenzo Bucci I tre personaggi si muovono su due piattaforme quadrate poste sulla sinistra e sulla destra della scena che costituiscono due spazi scenici essenziali. L’ufficio di Poppa è completamente scevro di arredamento realistico. E’ costituito da diversi livelli di altezze, composti da libri accatastati e impolverati. Lo studio di Stefan è spazio vuoto. Al centro vi sorge un albero. L’artista lo addobba, si inerpica sulla pianta, gesto primordiale. Fino a creare l’opera. Intorno a loro vi è il piano onirico. Una vasca di venti centimetri d’altezza copre l’intero spazio scenico, colma di acqua putrida. Lo sguardo è gettato dentro una stanza della tortura: sui corpi delle vittime della scienza, sulle anime morte. Vittime innocenti. Prostrate, annichilite dalla furia che la storia gli ha assegnato. Vagano lentissime, prive di espressione, riverse, consumate dall’indifferenza. Corpi emaciati e sgangherati. Vestono abiti datati, dai colori spenti, non portano scarpe. Alternano suoni e sonorità a canti tradizionali della cultura yiddish. Sussurrano brani. Avvicendano a posture fisse movimenti lentissimi. Dati tecnici Spazio scenico 8x8 metri Attacco acqua corrente calda Attacco elettrico: 15 Kw, presa pentapolare a 380 Volts e 32 Ampere Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti Tempo di montaggio: cinque ore Produzione BergamoScienza |