| “L'Eco di Bergamo” – 15 Ottobre 2007 |
Quella camera con vista, sulla tortura |
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“Ci sono tanti modi di descrivere Se si può, si deve? di Roald Hoffmann, visto sabato all'auditorium della Provincia per BergamoScienza nell'allestimento della giovane compagnia bergamasca Araucaìma Teater.
(...) Lo spettacolo è un dramma a tesi sul tema della responsabilità sociale di ricercatori e artisti. Ma al tempo stesso è o vuole essere molto di più. Se si può, si deve? è anche un giallo psicologico sul suicidio di Friedrich Wertheim, uno scienziato di origine ebreo-tedesca sfuggito all'Olocausto, e sulla reazione a catena che esso innesca sui tre personaggi. (...) Non basta: lo spettacolo è anche un apologo sulla fallacia intellettuale, un'inchiesta sullo scarto tra alta cultura e cultura di massa, uno sguardo sull'intellighenzia americana. E rappresenta il conflitto tra una ricerca proiettata sul futuro e le pesanti ipoteche di un passato che non si riesce ad elaborare. Il risultato, alla fine, nei momenti migliori di una pièce rivista al meglio dalla regia di Alberto Salvi, è uno sguardo gettato dentro una stanza della tortura: Katie, Stefan e Julia giocano al massacro, consumando se stessi e la loro relazione nello sforzo di indagare la morte di Friedrich. (...) una buona regia, che divide la scena tra i personaggi e il piano onirico (con musica e canti) delle vittime della scienza, quando essa è stata piegata al male. E resta la buona prova degli attori, su tutti Francesca Minutoli (Katie) a cui rispondono bene Luigi Guaineri (Stefan) e Cinzia Portacci Zadykian (Julia).” |
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Piergiorgio Nosari |
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