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Se si può, si deve?

Uno scienziato di fama internazionale si toglie la vita.
Parole, formule, teoremi e progetti hanno riempito la sua esistenza.
Ora non ne rimangono che ricordi. Impregnati di sensi di colpa.
La moglie in seconde nozze, la figlia, anch’essa scienziata e il rispettivo compagno, tormentato artista concettuale, si interrogano.
Cercano una risposta, portandosi appresso i laceranti dubbi che un suicidio trascina con sé.
Intorno a loro acqua.
Putrida, nella quale galleggiano rifiuti;
libri e pagine di appunti, bottiglie di plastica, rifiuti organici.
E corpi.
Anime morte. Vittime innocenti.
Portano abiti macerati, sdruciti, a pezzi.
Prostrate, annichilite dalla furia che la storia gli ha assegnato.
Vagano lentissime, prive di espressione, riverse, consumate dall’indifferenza.
Si trascinano nella melma delle parole.
Senza mèta, senza tempo.
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