con Pietro
Bailo, Federica Bognetti, Elena
Borsato, Francesca Cecala, Ettore Colombo, Celeste Gugliandolo, Miriam
Gotti, Marco Marzaioli, Ilaria Pezzera, Marco Robecchi, Ulisse
Romanò, Andrea Tibaldi
costumi Giulia Bonaldi
luci Pietro Bailo
arrangiamento musiche Claudio Fabbrini
musicisti Claudio Fabbrini, Gionni Grey
Gomez, Matteo D’Aria,
Michele Locatelli
studio e arrangiamento canti Miriam Gotti
movimento scenico e coreografie Lara
Guidetti
organizzazione Davide Pansera, Valeria
Mulliri
regia
Alberto Salvi |
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In scena
l’Iliade rappresentata da 12 attori e 4 musicisti diretti da
Alberto Salvi, regista di Araucaìma Teater, che conduce il
percorso di ricerca della compagnia utilizzando come perno centrale il
lavoro sul canto e sulla vocalità. Come in tutti gli
spettacoli di Araucaìma Teater le musiche e i canti sono
eseguiti completamente dal vivo e hanno un ruolo fondamentale nella
struttura narrativa; in questo caso il lavoro di indagine ha portato ad
alternarsi sulla scena canti e linguaggi dai territori
dell’antica Tracia, della Grecia e di altri paesi
mediterranei. Il lavoro fisico e le coreografie di Lara Guidetti,
giovane coreografa della compagnia Sanpapiè di Milano,
emergono invece in particolare nelle scene di battaglia, che si
impongono con forza sostenute dalla musica Hard Rock che le
accompagna. Gli attori agiscono su una struttura composta da due palchi
di altezze diverse: in quello più in alto si sviluppano le
vicende divine, con tono grottesco, sotterfugi e gelosie;
nell’altro le vicende umane in cui guerra, amori e passioni
sono vissuti dagli uomini ma orchestrati dagli dei. ILIO HR
è la prima produzione di Araucaìma Teater
nell’ambito del Progetto Être di Fondazione Cariplo
che ha portato alla costituzione della Residenza La Mansíon
inaugurata a luglio 2010. Lo spettacolo ha debuttato il 6 ottobre 2010
presso lo Spazio ALT di Alzano Lombardo (Bg) nell’ambito del
Festival Bergamoscienza.
Note
di regia
Questo è il poema di un popolo che scopre la propria
bestialità, la guarda in faccia, ne diventa cosciente,
consapevole, e si sforza, si illude di poter impostare la propria
esistenza su basi razionali. Ed è in questo umanissimo
sforzo che scopre la dimensione assolutamente tragica della
contraddizione che è dentro di noi. I corpi degli eroi e
degli dei omerici sono evocativi di un male immateriale, di un
principio di ordine spirituale che deforma la materia, un dinamismo che
agisce in senso contrario a quello della natura. Da una parte una
fisicità prorompente, smodata, tracotante, a caratterizzare
l’eroe mortale, dall’altra una lasciva e
ingannevole, per certi versi imbarazzante, a connotare gli dei.
C’è un triste filo d’unione che collega
questi corpi: da un lato una divinità così umana,
carnale e, dall’altro, un’ umanità che
appare divina. Eppure è proprio nell’Iliade, in
questo monumentale inno alla guerra, che sorprende come affiorino
indelebili le forze della compassione. Sono le figure
dei vinti a rimanere nella memoria, nonostante sia una storia scritta
dai vincitori. Tra le righe di una ostinata barbarie ci colpiscono
nitidi riflessi di un autentico amore per la pace. Tanto più
grande e pervicace è il trionfo della cultura guerriera, con
Achille a farne il coagulo più alto e abbagliante, tanto
più tenace e prolungata è
l’inclinazione alla pace. Questa propensione, questa spinta
così involontaria e umana è sconvolgente,
ingombrante, senz’altro tragica.
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