| “I Teatri del Sacro 2009” Federgat – ETI – CEI |
“Lo spettacolo Föch mette in scena con delicata ironia e intensa commozione uno spaccato della vita contadina bergamasca riunita intorno al focolare domestico in una notte di neve: un’intimità familiare dove ogni semplice gesto della quotidianità acquista una sacralità rituale in cui si fondono senza soluzione di continuità il religioso e il profano, nella cornice di una performance sostenuta dalla forza travolgente del dialetto e del canto popolare, rielaborati entrambi all’interno di una drammaturgia mai nostalgica o retorica, ma al contrario viva e pulsante.” |
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Giuria del Bando di Concorso
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| “Avvenire” - 29 settembre 2009 |
A Lucca il meglio del teatro sacro italiano |
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"... Una gemma fulgente, un cammeo, è da definire tra quelli da noi visti, lo spettacolo proposto da un più che promettente giovane gruppo bergamasco, «Araucaìma Teater». Il loro Föch a balzare sulla scena come un piccolo meteorite per la forza interpretativa e l’originalità drammaturgica. Nel loro aspro ma avvincente dialetto, i cinque bravissimi attori e cantanti ad evocare scampoli di vita rurale intrisa di forte religiosità della loro terra agli albori del secolo scorso. Il racconto di una famiglia di contadini stretta in una stalla, canti e preghiere, le dinamiche relazionali..." |
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Domenico Rigotti
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| “L'Eco di Bergamo” - 09 gennaio 2010 |
Scene dal passato senza nostalgia |
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(...) Lo spettacolo è la rappresentazione di relazioni umane vive e vere (...) Dà carne ad un gruppo di uomini e donne che provano la necessità di un vincolo reciproco. Sta qui il valore di uno spettacolo che, oltre tutto, è ben recitato, vocalmente raffinato, drammaturgicamente esatto, registicamente rigoroso. E che mescola canto e prosa, lavoro e svago, amore e morte, sacro e profano, riso e pianto: come ogni cultura popolare, come la nostra esistenza. |
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Pier Giorgio Nosari
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| “DelTeatro.it” - 11 gennaio 2010 |
Föch |
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Gruppo emergente della Generazione T, il bergamasco Araucaìma Teater, diretto da Alberto Salvi, lavora sull'uso strumentale della voce e dell'azione, stabilendo un parallelismo con il teatro di Emma Dante, di cui richiama l'impasto mistico e carnale. (…) Salvi compone una sorta di aspra ma rigorosissima partitura sonora che, tra ironia e tenerezza, tende a tracciare il colorito ritratto di un'ideale famiglia contadina d'altri tempi (…) Schierati in fila nella ribalta vuota come le figure di un dipinto, i cinque personaggi si limitano a richiamare le situazioni via via evocate attraverso una trama gestuale fortemente stilizzata (...) e soprattutto attraverso quell'accuratissima costruzione vocale che passa di continuo dalla recitazione al canto vero e proprio. I diversi temi affrontati durante un'ipotetica veglia invernale (...) convergono in un affresco insieme delicato e potente, dove una sacralità antica si mescola a un'acre corposità quotidiana. Ma lo spaccato antropologico non è mai fine a se stesso, si scioglie di continuo in una sottile sintesi poetica in cui le gag comiche e gli scorci di vita vissuta culminano (...) nel momento imprevedibilmente "alto" della morte della nonna, un gelido richiamo al ciclo delle generazioni che scorre inesorabile. |
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Renato Palazzi
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