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CALIGOLA
quattro passio dalla luna

con Pietro Bailo, Elena Borsato Miriam Gotti, Ilaria Pezzera, Alberto Salvi

pianoforte Lorenzo Perlasca

studio e arrangiamento canti Miriam Gotti

scene Officine La Mansiòn

luci Pietro Bailo

regia Alberto Salvi

organizzazione Valeria Mulliri, Davide Pansera

produzione Araucaìma Teater, Desidera Teatro Festival, Fondazione Cariplo
Caligola
Siamo consapevoli del mortale rischio che la poesia omicida delle grandi ebbrezze comporta. Ma sappiamo anche che il mondo così come va non è soddisfacente. Ci ritroviamo ossessionati dall’impossibile, avvelenati dal disgusto e dall’orrore. Vogliamo essere liberi. Ma come possiamo esercitare questa libertà? Attraverso il delitto e il pervertimento sistematico di tutti i valori? E qual è la libertà che cerchiamo? Prendere in parola quelli che ci circondano, costringerli alla logica, livellare tutto intorno a noi con la forza del rifiuto e la follia di distruzione cui ci trascina la passione per la vita? No. Non si può distruggere tutto senza distruggere se stessi. Nessun essere può salvarsi da solo e non si può essere liberi se non contro gli altri uomini. Come trarre, quindi, da tanto disfacimento motivo di consolazione? Forse pensando che, per lo meno qualche anima, possa finalmente uscire da questo sonno senza sogni della mediocrità.


Note di regia

La morte.
Lottiamo, combattiamo ferocemente per crearci un’esistenza serena, equilibrata. Costruiamo pezzo a pezzo relazioni, con l’auspicio che possano essere felici. Ci prendiamo cura dei nostri rapporti, delle persone che ci circondano, di noi stessi. Poi, in un istante, l’impatto violentissimo con la morte. E tutto ciò che abbiamo edificato si sgretola. Inesorabilmente. Ci ritroviamo nudi, senza pelle, di fronte ad un cumulo di macerie. Polvere.

Il dolore.
La perdita, il senso di vuoto che ne consegue, assumono proporzioni indefinite. Mostri enormi si insinuano incontrollati e inafferrabili. Cresce il fetore, l’aria diventa irrespirabile. Monta la rabbia, furia cieca che annaspa in cerca di un appiglio. I suoni deviano, inclinano, storcono. Le figure mutano, ora cupe e lugubri, ora oscure e minacciose.

L’orrore.
E’ un fiume in piena quello che arriva, investe e ci trascina in una discesa vorticosa nell’oscurità, nel buio profondo, nel caos sordo. Ora l’osceno è perpetrato, l’odio consumato, l’ orrore compiuto, il delitto commesso. Fino in fondo, fino all’ultima goccia, finché morte non ci separi.

Il sacrificio.
La scoperta è che per quanto si possa scendere in basso, non si troverà niente. Ma per capirlo dobbiamo attraversare la palude di putredine. Dobbiamo attraversare tutti i fantasmi del lutto, decifrarli, capirli, viverli. Per tutta la vita, non facciamo altro che tentare di soffocare i nostri fantasmi. Il più serio dei quali è il fantasma della morte. Se non lo combattiamo, finiamo per diventare noi il nostro stesso fantasma.
galleria fotografica video rassegna stampa



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