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Siamo consapevoli
del mortale rischio che la poesia omicida delle grandi ebbrezze
comporta. Ma sappiamo anche che il mondo così come va non
è soddisfacente. Ci ritroviamo ossessionati
dall’impossibile, avvelenati dal disgusto e
dall’orrore. Vogliamo essere liberi. Ma come possiamo
esercitare questa libertà? Attraverso il delitto e il
pervertimento sistematico di tutti i valori? E qual è la
libertà che cerchiamo? Prendere in parola quelli che ci
circondano, costringerli alla logica, livellare tutto intorno a noi con
la forza del rifiuto e la follia di distruzione cui ci trascina la
passione per la vita? No. Non si può distruggere tutto senza
distruggere se stessi. Nessun essere può salvarsi da solo e
non si può essere liberi se non contro gli altri uomini.
Come trarre, quindi, da tanto disfacimento motivo di consolazione?
Forse pensando che, per lo meno qualche anima, possa finalmente uscire
da questo sonno senza sogni della mediocrità.
Note
di regia
La morte.
Lottiamo, combattiamo ferocemente per crearci un’esistenza
serena, equilibrata. Costruiamo pezzo a pezzo relazioni, con
l’auspicio che possano essere felici. Ci prendiamo cura dei
nostri rapporti, delle persone che ci circondano, di noi stessi. Poi,
in un istante, l’impatto violentissimo con la morte. E tutto
ciò che abbiamo edificato si sgretola. Inesorabilmente. Ci
ritroviamo nudi, senza pelle, di fronte ad un cumulo di macerie.
Polvere.
Il dolore.
La perdita, il senso di vuoto che ne consegue, assumono proporzioni
indefinite. Mostri enormi si insinuano incontrollati e inafferrabili.
Cresce il fetore, l’aria diventa irrespirabile. Monta la
rabbia, furia cieca che annaspa in cerca di un appiglio. I suoni
deviano, inclinano, storcono. Le figure mutano, ora cupe e lugubri, ora
oscure e minacciose.
L’orrore.
E’ un fiume in piena quello che arriva, investe e ci trascina
in una discesa vorticosa nell’oscurità, nel buio
profondo, nel caos sordo. Ora l’osceno è
perpetrato, l’odio consumato, l’ orrore compiuto,
il delitto commesso. Fino in fondo, fino all’ultima goccia,
finché morte non ci separi.
Il sacrificio.
La scoperta è che per quanto si possa scendere in basso, non
si troverà niente. Ma per capirlo dobbiamo attraversare la
palude di putredine. Dobbiamo attraversare tutti i fantasmi del lutto,
decifrarli, capirli, viverli. Per tutta la vita, non facciamo altro che
tentare di soffocare i nostri fantasmi. Il più serio dei
quali è il fantasma della morte. Se non lo combattiamo,
finiamo per diventare noi il nostro stesso fantasma.
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